
Tempi bui e nebbie perenni aleggiano sulle origini della primaria fonte d'ispirazione del gruppo. C'è chi dice anni '70, c'è chi risale ad ancor prima. Quel che è certo è che la funzione principale dell'Esserelà fosse quella di sconvolgere i malcapitati esploratori di una vecchia vetreria in disuso. Di tale vetreria nulla rimane, ma l'Esserelà venne tratto in salvo e issato sopra una lampadina nei sotterranei della Ciampocantina e ivi dimenticato per quasi trent'anni. Poi giunse un piccolo Ciampo, accese la luce e provò un sacro terrore nel cogliere lo spettro retroilluminato. Tale terrore si esplicò rapidamente nelle braghe del giovane musicista.
Per anni il fantoccio rimase nuovamente e volontariamente dimenticato nelle segrete, finché il buon Lolli, entrato per la prima volta nella Ciampocantina, non lo scorse in fondo alla sala, nella penombra e debolmente illuminato: "oddio che paura quell'essere là!". Venne quindi rotto l'incantesimo che rendeva innominabile il fantoccio ed egli, per riconoscenza eterna nei nostri confronti, si fece verbo e musa allo stesso tempo, ispirandoci in ogni momento, luce nel buio e sostegno nell'abbandono. Eccentrico scrittore di testi e formidabile conoscitore di melodie bosniache, non si perde neanche un concerto del trio dalla sua formazione.